M – Il figlio del secolo

[3 min.] [534 parole]

La serie prodotta da Sky non ha nulla a che vedere con la grandiosità di “Mussolini il capobanda” scritto da Aldo Cazzullo, mia letteratura di riferimento quando si parla di fascismo. Ma rimane un ottimo prodotto. Più utile che ottimo, e questo è ciò che ci serve.

Mi permetto di commentare essendo solo al sesto episodio spinto da un’urgenza, forse alimentata dall’avvicinarsi del Giorno della Memoria.

Il filo rosso che unisce le due opere è spesso e resistente, una verità ineccepibile: la volontà di far luce sui fatti tenuti tanto a lungo all’oscuro, sbattere in faccia a quei pochi fascisti che ancora trovano spazio in trasmissioni radiofoniche – come sui social, nelle nostre strade, ai banconi dei bar – la verità su quanto fosse piccolo e codardo e bastardo il pavido statista che ha conquistato il potere con l’esclusivo uso della forza e con le minacce di percosse.

Sulla quarta di copertina del libro di Cazzullo si legge: “Di Mussolini la maggioranza degli italiani si è fatta un’idea sbagliata: uno statista che fino al ’38 le aveva azzeccate quasi tutte; peccato l’alleanza con Hitler, le leggi razziali, la guerra.”

La grandezza del lavoro sta proprio nella raccolta e nello smontaggio di questi falsi miti.

Marinelli (che interpreta Mussolini) le ha azzeccate quasi tutte; peccato la bestemmia tagliata nel quinto episodio (Vedi anche: Datemi un orologio. Do dieci minuti di tempo al Padre Eterno. Se egli non mi colpisce in questo limite di tempo, vuol dire che non esiste. Lo sfido.)

In me si alternano momenti di odio puro (provato ad esempio nel vedere il figlio non riconosciuto e la madre internata) ad altri di pena (la marcia su Roma che egli stesso definisce “trionfale”, senza nemmeno avervi partecipato).

La rottura della quarta parete non ci fa empatizzare con lui, bensì ci fa comprendere la psiche dell’omuncolo (nonostante alcuni pensieri che gli vengono attribuiti siano inverosimili riesce l’intento di rappresentare l’animo da coniglio).

Di Margherita Sarfatti, amante di Benito, ho trovato fastidiosa la voce, in alcuni passaggi sembra biascichi, diciamo che in generale il mixing audio ha diversi difetti, il sonoro sovrasta il parlato.

Sull’accento romagnolo, sentito da un ragazzo nato e vissuto a Cesena, a qualche chilometro da Predappio, figlio di un siciliano e una pugliese, niente da dire.

Benitino, so quanto ti sarebbe piaciuto se la tua gloria ti fosse sopravvissuta, ma purtroppo quando sentiamo “Mussolini Benito Amilcare Andrea” pensiamo al corpo appeso a piazza Loreto, non alla pomposità di quel nome.

Ecco, so come argomentare sul punto della verosimiglianza: Mussolini non avrebbe mai ammesso di essere peggio di quel governo liberale corrotto di cui avevano preso il posto, come vuol far pensare il discorso diretto verso lo spettatore.

La seconda volta in cui l’orologio rotto segna l’ora giusta è quella in cui lo si sente pronunciare “Le persone intelligenti sono tutte puttane”.

Quando ho sentito “Tante donne con una fame esotica, animale” non ho potuto fermare la mente per impedirle di associare quella parola, animale, alla scena di qualche minuto prima in cui si vedono “uomini” urlare “EIA, EIA, ALLALLÀ”.

Più che chiamarlo Sua Eccellenza propongo l’appellativo di Vostra Grazia, proprio come viene fatto in Nosferatu per rivolgersi a quel brutto mostro.