È il diciassette febbraio duemilaventicinque. Vorrei richiedere un brevetto. Un pezzo di carta che attesti il diritto di sfruttarti.
Perché mi da fastidio il pensiero che qualcun altro possa, tra dieci anni, dire di averti scoperta. L’ho scoperta io. Sono io ad averti appoggiata per primo. Sono io ad aver scorto il diamante che luccica in mezzo al resto. Il blog è il mio quindi posso anche dire in mezzo alla merda.
E quindi alle 18.41 di un lunedì qualsiasi mi mandi una foto in chat. E mi aspetto il commento al rebranding di Ikea. Mi aspetto il link al profilo del designer che lo ha fatto. Mi aspetto l’elenco dei dettagli tecnici, la storia dell’artista.
Invece no. Lo hai fatto tu. E che io ci sia cascato è rappresentativo di quanto mi piace quello che fai. E a pensarci bene potevo far caso alla rotella per la pizza, la lampada di design, il pupazzo dell’orca, il vaso che ti piaceva, i tappi per il prosecco.
Ma il segnale ha evitato le strade inutili. Inutile il cervello. Ha scelto il percorso più rapido. Una scossa, un frecciarossa sulla tratta cuore-pancia, “mi piace perché mi piace”. Quanto sarebbe stupido mettersi ad elencare razionalmente gli elementi che lo rendono bello?
Quando ci lasciamo mi denunci per violazione del copyright?
