Eleazaro Rossi presenta “Grande figlio di pu***na”

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Ieri, giovedì 30 gennaio 2025, Eleazaro Rossi ha commesso un grosso errore. Più volte ha sottolineato che sarebbe stato senza filtri visto che nella saletta interrata di Ubik a Cesena, in occasione della presentazione del libro, lo spazio era poco e di conseguenza il numero di persone che sono riuscite ad entrare era ridotto.

Peccato in terza fila ci fosse il sottoscritto, che si è annotato tutto quanto. Ti chiedo scusa, Eleazaro, se hai pensato stessi chattando.

Si parte con una serie di domande riguardanti il suo rapporto con la lettura, alle quali risponde sempre riuscendo a infilare qualche battuta, lo sguardo che per il resto del tempo è rivolto verso l’intervistatore o sul pavimento si alza sugli spettatori, con un evidente piacere nel vederli ridere di gusto.

Continuo a promuovere la partecipazione a questi eventi perché ci si rende conto che le persone che siamo abituati a vedere sui nostri schermi o su un palco, sono in realtà persone proprio come noi, a volte con la nostra stessa timidezza, non delle divinità scese in terra. E la sua mimetizzazione nella folla riesce particolarmente bene, visto che nel parcheggio ho impiegato qualche secondo a riconoscere i tratti del viso di quell’uomo nero dalla testa ai piedi, a partire dal cappellino fino ad arrivare alle sneakers, passando per il giubbotto, la felpa, la t-shirt, i pantaloni.

Il padre gli fece leggere “La perla” di Steinbeck a soli 6 anni, gli piace leggere narrativa, scrittori americani come Jonathan Franzen, Philip Roth, David Foster Wallace (di cui ha apprezzato particolarmente “Brevi interviste con uomini schifosi” ma di cui non è riuscito a terminare Infinite Jest nonostante i quattro tentativi).

Giù il sipario.

Momento di riflessione.

Temporeggio perché non ricordo quale fosse la domanda.

“Sì, Donna Tartt mi piace molto, il Cardellino, davvero bello”.

“Sei nato con la stand-up comedy mentre questa sera sei qui nelle vesti dello scrittore, inteso come scrittore di libri”

Anche nelle vesti di fotomodello“, lo sguardo di nuovo sul pubblico, la folla in visibilio.

Si passa poi al suo libro, nato sotto richiesta di Feltrinelli, richiesta accettata dopo ben due rifiuti da parte del comico.

“La terza volta non sono riuscito a dire no, ma l’opera non è stata cercata, la scrittura è il mio sogno sin dall’infanzia, non mi sentivo pronto e non pensavo ci sarei mai riuscito”

L’intervistatore gli segnala un errore a pagina 89, ecco qui la condanna. Non ci fosse stato questo errore di battitura sarebbe stato un peccato, non avrei avuto davvero nulla da rimproverargli.

Vediamo se mi censurano.

“L’epilogo non è comico”, “Non esiste una persona nello specifico a cui abbia pensato quando scrivevo il libro”, “È un omaggio a Cormac McCarthy, alla trilogia della frontiera, all’incontro tra il protagonista e il vecchio che racconta un sogno”

Interessante la riflessione sulle diverse tecniche di scrittura, per la pagina e per il palco, tanto differenti quanto lo sono la lingua parlata e quella scritta.

La scrittura per la stand-up è una scrittura tecnica, dice, se la premessa è lunga ci devono essere almeno quattro o cinque battute di fila, ta-ta-ta-ta, oltre al fatto che nella stand-up so già cosa funziona e cosa no, mentre questo è un vero e proprio esperimento.

Sempre rassicurato dalla poca gente che vede seduta davanti a lui, confessa di aver già preparato il piano di cosa portare sul palco, oltre a dichiarare di aver firmato un contratto senza scadenze con una casa editrice più piccola, e che non sono previste nuove pubblicazioni a stretto giro.

Dobbiamo però attenderci un corto su “Evocazione”, il settimo capitolo del libro, e una serie con 10 comici che uscirà a marzo e che ha diretto lui stesso.

Il suo racconto preferito è “La bambina che mangiava molto“, a detta dell’intervistatore “fiabesco ma con una mannaia che ogni tanto colpisce“.

Dal nulla chiede che gli venga fatta la domanda sulla censura, che non tarda ad arrivare, alla quale risponde che no, non gli è stato censurato nulla ad eccezione di Perry Cerbottana, “Mi hanno fatto scrivere ‘buco del cazzo’ ma ho dovuto censurare il suo nome, quanto è potente *****, evidente molto”.

Censuro di proposito il nome del personaggio pubblico a noi rivelato, a cui non eravamo arrivati con il solo indizio del nome. Perry Cerbottana. Aveste voluto sapere la sua vera identità avreste dovuto partecipare all’incontro.

Fammi anche la domanda su….” e si conferma la sua capacità di prendere in mano la situazione, senza preoccuparsi di quante persone ci fossero, dando spazio al suo animo naturalmente spiritoso.

Per chi si chiedesse la posizione di Eleazaro riguardo i corsi (ormai diffusissimi) di stand-up comedy, sappiate che non li approva, che l’unico modo per imparare a farlo è farlo, e che il confronto con altri stand-up comedians può essere un ottimo stimolo.

Conclude con “È un bel titolo”, telegrafico, alla domanda sul perché abbia scelto lo stesso titolo per lo spettacolo e per il libro, unica domanda che un signore è riuscito a fare tra il pubblico che applaudiva.

You can’t teach comedy.