Al corso di scrittura ci hanno chiesto di scrivere qualcosa sulla nostra colazione per cinque giorni. Questa è quella che più mi è piaciuta.
Che poi a me fare colazione manco piace.
L’unica cosa che mi andrebbe è pane e nutella.
Ma non posso mangiare sempre la stessa roba.
Non capisco perché facciano sti sacchetti in plastica che poi si aprono tutti e la polvere finisce per terra. Forse dovrei metterla in un barattolo di vetro. Ma l’avena ha un colore grigiastro, sembra cenere. La trasformerei in un’urna. E a me mica piace mangiare i cadaveri.
Aggiungo il latte di soia, no, non puzza, mi da fastidio non riuscire a tagliare il cioccolato in modo uniforme, ma almeno quando lo butto dentro si scioglie, e quindi cosa conta se un pezzo è il triplo dell’altro?
Non becco mai le dosi, una volta mi viene talmente liquido che mi dà la nausea, sta volta sembra sabbia. Continuerei a spruzzare dolcificante solo per sentire il sibilo del sottovuoto, la cannuccia che sputa liquido e inala aria.
Mi sono scordato dell’olfatto, e la moka mi sgrida, mi brucia il caffè per vendetta, ride e mi sfotte dallo sfiato.
Ha un odore diverso da quello che preparavi te, pa’.